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Storia

Santa Maria a Vico

Descrizione

Cittadina collinare di origine antica; di matrice essenzialmente rurale, ha allargato il ventaglio delle proprie attività economiche, rappresentate attualmente anche dall'industria e dal terziario. I sammaritani, con un indice di vecchiaia inferiore alla media, vivono concentrati nel capoluogo comunale, che per effetto dell'espansione edilizia si è ormai fuso urbanisticamente con i limitrofi comuni di Arienzo, Cervino, Maddaloni e San Felice a Cancello: i valori positivi del saldo del movimento demografico, sia naturale che migratorio, sono molto significativi. Il territorio comunale presenta sensibili oscillazioni altimetriche e un aspetto vario: con il diminuire delle quote si passa da un paesaggio di media e alta collina, caratterizzato dalla presenza di boschi cedui e profumati agrumeti, a una zona pianeggiante, percorsa da vie di comunicazione e suddivisa in numerosi appezzamenti coltivati dalla regolare forma geometrica, estremamente suggestivi nella stagione delle fioriture.

Localizzazione

Situata nella parte più orientale della Terra di Lavoro, sulle prime pendici subappenniniche, è servita dalla linea ferroviaria Cancello-Benevento e dista un chilometro dalla strada statale n. 7 Appia, arteria di grande comunicazione che congiunge Roma a Brindisi, in Puglia; a 4 chilometri di distanza, inoltre, corre la strada statale n. 162 della Valle Caudina mentre il casello Caserta Sud dell'autostrada A1 del Sole (Milano-Roma-Napoli) è posto a 13 chilometri. L'aeroporto di riferimento, quello intercontinentale di Roma/Fiumicino e il porto commerciale distano nell'ordine 29, 229 e 35 chilometri. Ricade nella sfera di attrazione delle strutture burocratico-amministrative di Santa Maria Capua Vetere e Caserta; il capoluogo di provincia costituisce punto di riferimento anche per i consumi. Frazioni: Barisciano, Messercola, Rosciano, Sabetta, San Marco.

Storia

Sorge nel sito di VICUS AD NOVAS, insediamento romano sviluppatosi intorno a una stazione sulla via Appia per il cambio dei cavalli, chiamata AD NOVAS (TABERNAS). Devastata dai saraceni nel IX secolo e dai normanni nel XII, fu feudo di diversi illustri signori, tra i quali gli Stendardo, i Boffa Stendardo e i Carafa. Il toponimo attuale è stato assunto nel Quattrocento in seguito alla costruzione di una chiesa intitolata a Santa Maria Assunta; la specificazione deriva dal latino VICUS, ‘gruppo di case prossimo alla città', ‘villaggio', ‘quartiere cittadino', ‘via'. La parrocchiale di San Nicola, fondata da Sant'Alfonso de' Liguori nel 1762, è affiancata da un campanile con cuspide a cipolla e all'interno custodisce altari in marmi policromi, pregevoli dipinti e un bel pulpito in legno intagliato. La chiesa dell'Assunta, fatta costruire nel Quattrocento da Marino Boffa Stendardo, fu ampliata nello stesso secolo da Ferdinando I d'Aragona, che in questo modo rispettò il voto fatto per ottenere la vittoria sui baroni ribelli, capeggiati da Matteo Boffa Stendardo; rimaneggiata ancora nei secoli successivi, conserva notevoli opere d'arte, tra cui una statua in legno del XIII secolo raffigurante la Madonna con il Bambino e detta comunemente Santa Maria a Vico.

Economia

L'agricoltura, specializzata nella produzione di cereali, foraggio, patate, frutta, agrumi, pomodori e tabacco, è ormai interessata da una crisi fisiologica e irreversibile; l'economia locale trova però un valido sostegno nell'industria, attiva principalmente nei comparti dei prodotti lattiero-caseari e delle calzature, e soprattutto nel terziario, rappresentato da un'articolata rete commerciale e da una vasta gamma di servizi qualificati, come quello bancario, le assicurazioni e la consulenza informatica. Sede degli ordinari uffici municipali e postali e di una stazione dei carabinieri, dispone delle scuole dell'obbligo e di alcuni istituti d'istruzione secondaria di secondo grado (istituti professionale industriale e tecnico commerciale); vanta un buon apparato ricettivo, comprendente ristoranti e strutture per il soggiorno, e usufruisce dell'assistenza sanitaria fornita da una casa di cura privata accreditata, alcuni laboratori, un centro di salute mentale e un centro di riabilitazione.
Fondi comunitari

Nella nuova Programmazione 2007-2013 della politica di coesione economica e sociale dell'Unione Europea il comune rientra nell'Obiettivo "Convergenza" (che succede al precedente Obiettivo 1 della programmazione 2000-2006). A partire dall'1 gennaio 2007 nelle aree rientranti in tale obiettivo l'impiego dei "fondi strutturali" europei punta ad accelerare il processo di convergenza degli Stati membri e delle regioni in ritardo di sviluppo migliorando le condizioni di crescita e di occupazione. I settori prioritari d'intervento sono i seguenti: qualità degli investimenti in capitale fisico e umano, sviluppo dell'innovazione e della società basato sulla conoscenza, sull'adattabilità ai cambiamenti economici e sociali, sulla tutela dell'ambiente, sull'efficienza amministrativa.
Cfr. Regolamento (CE) n. 1083/2006 dell'11 luglio 2006 recante disposizioni generali sul Fondo Europeo di Sviluppo Regionale, sul Fondo Sociale Europeo e sul Fondo di Coesione.

Arienzo

Descrizione

Centro collinare di origine medievale, che fa affidamento principalmente sulle attività rurali e sul terziario. La comunità degli arienzani, che presenta un indice di vecchiaia inferiore alla media, vive concentrata prevalentemente nel capoluogo comunale ma risiede anche nelle località di Crisci e Ruotoli, in alcuni aggregati urbani minori (Costa, Monticello e Signorindico) e in diverse case sparse sui fondi. L’abitato, che si distende ai lati di un’importante arteria viaria, è interessato da una sensibile espansione edilizia, che l’ha già reso contiguo a Santa Maria a Vico e San Felice a Cancello. Il profilo geometrico del territorio è discontinuo: infatti, alcuni rilievi alto-collinari e di bassa montagna, coperti da un folto mantello di boschi cedui, incorniciano una zona pianeggiante, percorsa da vie di comunicazione e caratterizzata dall’ordinata disposizione dei seminativi, dei vigneti e degli oliveti nonché dalla diffusa presenza di insediamenti umani. Sullo sfondo d’argento dello stemma comunale, concesso con Decreto del Capo del Governo, compare un monte a tre cime.

Localizzazione

Ubicata all’estremità orientale della Terra di Lavoro, nella stretta valle delle Forche Caudine, alle pendici settentrionali del monte Vorrano, è servita dalle strade statali n. 162 della Valle Caudina e n. 7 Appia, arteria di grande comunicazione che congiunge Roma a Brindisi, in Puglia; dista inoltre 2 km dallo scalo ferroviario di riferimento sulla linea Cancello-Benevento. Il casello di Nola dell’autostrada Caserta-Salerno (A30) e quello di Caserta Sud dell’A1 del Sole (Milano-Roma-Napoli) sono posti rispettivamente a 20 e 17 km dall’abitato, l’aeroporto di riferimento a 32, il porto commerciale a 38; più lontano è l’aeroporto intercontinentale di Roma/Fiumicino, situato a 233 km. Inserita in parte nel Parco naturale regionale del Partenio, fa capo a Santa Maria Capua Vetere e Caserta.

Storia

La sua origine, risalente al XII secolo, è attribuita ai discendenti degli abitanti di Suessola, insediamento distrutto dai saraceni nel IX secolo, ma non mancano testimonianze di un popolamento più antico, risalente almeno all’epoca romana. Chiamata anche Terra Murata per via delle fortificazioni di cui si era dotata, fu feudo di diverse illustri famiglie, come gli Stendardo, i Montalto e i Carafa; questi ultimi la acquistarono nel 1556 e la tennero fino al 1806, anno dell’eversione dei diritti feudali. Il toponimo deriva dal personale latino ARENTIUS. Il ricco patrimonio storico-architettonico locale annovera, tra l’altro, il palazzo vescovile, dove visse Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, il quattrocentesco palazzo ducale e numerosi edifici sacri: la cattedrale di Sant’Andrea Apostolo, risalente al XII secolo e successivamente rimaneggiata, che conserva: sculture lignee del Cinquecento e del Seicento, un pulpito intarsiato del Seicento e un coro ligneo del Settecento; la cinquecentesca chiesa dell’Annunziata, rifatta nel Seicento, con la facciata abbellita da stucchi e con pregevoli opere pittoriche all’interno; la chiesa di Sant’Agostino, edificata nel Trecento ma rimaneggiata alla fine del Settecento in seguito a un incendio, contenente resti di interessanti affreschi trecenteschi e il caratteristico sepolcro di Giovannella Stendardo, in stile rinascimentale e barocco.

 

Economia

L’agricoltura, specializzata nella produzione di cereali, ortaggi, frutta, uva, olive, canapa e cotone, riveste ancora un ruolo importante nella formazione del reddito ma anche gli altri settori produttivi forniscono un discreto sostegno all’economia locale, in particolare il terziario, che include un’articolata rete commerciale e una buona gamma di servizi più qualificati, compresi quello bancario e le assicurazioni; nell’ambito dell’industria, caratterizzata da dimensioni aziendali esigue, figurano i comparti alimentare, metallurgico, elettronico, delle confezioni e delle calzature. La presenza di emittenti radiofoniche private è indice dello spirito di iniziativa e della vivacità intellettuale della comunità. Sede di una stazione dei carabinieri e di una sezione di pretura, ospita un orfanotrofio, le scuole dell’obbligo e un istituto magistrale, ma difetta di strutture di rilievo preposte alla diffusione e alla conservazione del patrimonio culturale. L’apparato ricettivo fa registrare alcune carenze, dotato com’è di soli esercizi di ristoro; la farmacia e un presidio di guardia medica provvedono all’assistenza sanitaria.
Fondi comunitari

Nella nuova Programmazione 2007-2013 della politica di coesione economica e sociale dell'Unione Europea il comune rientra nell'Obiettivo "Convergenza" (che succede al precedente Obiettivo 1 della programmazione 2000-2006). A partire dall'1 gennaio 2007 nelle aree rientranti in tale obiettivo l'impiego dei "fondi strutturali" europei punta ad accelerare il processo di convergenza degli Stati membri e delle regioni in ritardo di sviluppo migliorando le condizioni di crescita e di occupazione. I settori prioritari d'intervento sono i seguenti: qualità degli investimenti in capitale fisico e umano, sviluppo dell'innovazione e della società basato sulla conoscenza, sull'adattabilità ai cambiamenti economici e sociali, sulla tutela dell'ambiente, sull'efficienza amministrativa.
Cfr. Regolamento (CE) n. 1083/2006 dell'11 luglio 2006 recante disposizioni generali sul Fondo Europeo di Sviluppo Regionale, sul Fondo Sociale Europeo e sul Fondo di Coesione.

Cervino

La terra, su cui doveva sorgere Cervino, faceva parte di un'altra più vasta, in cui si perdeva come un punto in un grande spazio: Suessola.
Città antichissima degli Osci, posta tra i confini della Campania Felice, che estendeva il suo dominio dai Monti di Arienzo al Carmiano e dai Monti Tifata al Melfiti.
Si poteva dividere in due zone: la zona bassa e piana, da Cancello al Melfiti; la zona alta e montagnosa, dai Monti d’Arienzo al Carmiano.
Distrutta dai Saraceni senza speranza di risorgimento, la zona piana, per la vicinanza che facilitava la cura delle anime, fu annessa alla Diocesi di Acerra; la zona alta fu annessa alla Diocesi di S. Agata dei Goti.
Il territorio, che un giorno avrebbe preso il nome di Cevino, per la detta ragione della vicinanza, fu attribuito alla Diocesi di Caserta.
Verso l'occidente, ai confini del territorio di Cervino con Maddaloni, il Tifata, piegando e diramandosi verso la via Appia con il nome di Montedecoro, forma quel l'angolo ristretto e morto, che si chiama Carmiano.
Si adagia della sua culla morbida e profumata di erbe odorose, ricca di castagni, di aranci, ciliegi ed altri frutti.
Cervino sorse tra il 970 ed il 1113. Difatti, nel 970 l'Arcivescovo di Benevento, Landulfo, circoscrivendo la Diocesi di Sant'Agata dei Goti al Vescovo Madelfrido, diceva: «Indegne progreditur in strata quae dicitur a Benevento in Capua, ab acque itaque stata rursum protenditur in monte Magdaluni».
Si descrive, in tal modo, il confine che, risalendo dalla via Appia, volta indietro (rursùs)appunto a quel monte (Cariano), che era sul confine della stessa.
Salta subito all'occhio (ictu oculi) il fatto che l'Arcivescovo, parlando del Carmiano, non fa il nome di Cervino, ma ricorre ad una perifrasi (protenditur in Monte Magdaluni).
La risposta è dovuta al fatto che Cervino allora, come paese, non esisteva e non poteva portarne il nome. Cervino, quindi, nel 970 non esisteva.
Nel 1113, Senne, Arcivescovo di Capua e delegato apostolico, descrivendo la Diocesi di Caserta al Vescovo Rainulfo, enumera le 25 Chiese, poste nel territorio di Maddaloni.
Secondo una tradizione, un piccolo numero di carbonari di Talanico si allontanò dalla propria sede in cerca di pane e di lavoro. Dopo la distruzione di Suessola, erano riparati in Arienzo, dove la terra, ristretta nei suoi confini, non bastava a nutrirli.
Allora, carbonai di mestiere, trovarono una forte attrattiva nella valle di Cervino selvatica e boscosa, la quale forniva abbondanza di materiale per il loro lavoro. Un pò alla volta, vi si fermarono e, fatto lo spazio con il taglio delle selve, cominciarono a spiegarvi le loro tende, a costruire le loro capanne, ad innalzare le prime timide costruzioni, a piantarvi le loro case.
Il nome venne fuori come un prodotto spontaneo dell'ambiente locale.
Vi contribuirono i più disparati elementi: l'asperità delle selve popolate da animali; i monti circostanti con la durezza delle pietre; l'aria pregna di idee e sentimenti cristiani, sotto un cielo grigio scurato da ricordi pagani.
Più volte erano state avanzate pressanti istanze alle Autorita Superiori, con esito sempre negativo, per l'opposizione del Comune dl Durazzano, che, con l'autonomia di Cervino, perdeva qualche cosa della sua importanza.
Finalmente nel 1807 veniva firmato il decreto di costituzione di Cervino in Comune autonomo, distaccandosi definitivamente da Durazzano.
La data viene rilevata da un inciso della relazione del Parroco Nuzzomauro circa la sua gestione e che dice testualmente: «Questa Parrocchia dal 1807 in quà epoca in cui sì ottenne la divisione di questo Comune da quello di Durazzano».
Il Municipio di Cervino, fino al 1959, non ebbe mai casa propria non ebbe mai una fissa dimora nel paese, trasferendosi cronologi~amente in sei edifici privati.
Nell'Archivio di Stato di Caserta si conservano note di richieste inoltrate all'Intendente della Provincia di Terra di Lavoro per l'istituzione del nuovo Comune, sia da parte degli abitanti di Cervino, staccandosi ovviamente ed in tal modo da Durazzano, e sia dagli abitanti di Forchia e le due frazioni, che all'epoca contavano assieme circa 1.600 residenti.
Si comprese che due piccoli Comuni, Cervino e Forchia, avrebbero avuto vita misera e grama e così si decisero di unirsi e costituire un sol Comune con il nome di Cervino «Concordia parvae res crescunt».

San Felice a Cancello

Il Comune di San Felice a Cancello (provincia di Caserta) sorge lungo un'antica valle detta "Suessola". Si estende su una superficie di 26,78 Km quadrati e conta circa 18.000 abitanti. Confina con i Comuni di Acerra, Nola, Roccainola, Arienzo, S. Maria a Vico e Maddaloni. L'economia si basa principalmente sul settore terziario ed agricolo. Come tutti i comuni limitrofi, purtroppo, è assillato dalla piaga della disoccupazione, soprattutto giovanile.
La Valle di Suessola, fu abitata fin dal 1000 a.C. dagli Osci e, dopo le guerre sannitiche, fu dominata dai Romani. I Saraceni rasero al suolo la fiorente "Suessola" nell'880 d. C. La distruzione costrinse la residua popolazione a rifugiarsi sulle sommità dei monti circostanti. Infatti, lo storico Erchemperto situa sui monti S. Angelo e Castello i primi insediamenti fortificati eretti dagli scampati di Suessola. Dal IX secolo a tutto il XII secolo la vita della prima comunità Sanfeliciana si svolge attorno alla città fortificata di Argentium detta anche Terra Murata ed al Santuario di S. Michele Arcangelo a Palombara. A tale periodo risalgono le "Corti", di cui la Corte Maggiore di Casazenca. Antico possedimento di Arienzo, Corte Maggiore, insieme ad altre quattro, è una viva testimonianza di quelle che erano unità economico-fondiarie, dove risiedevano proprietari e lavoratori con tutte le strutture di servizi necessari all'attività agricola e pastorale, le cui origini sono antecedenti al sistema feudale. Si formarono, quindi, degli agglomerati che presero il nome di "Casali", che abitarono per ben sei secoli, dal 1200 fino alla fine del 1700, intorno all'Università (comunità civile) di Arienzo. Nel 1791 i sei casali (S. Felice, Caianiello, Cave, Casazenca, Talanico e Trotti) si separarono dall'Università di Arienzo e presero il nome di S. Felice con Regio Decreto del 14 febbraio 1824. Poiché al nuovo comune si aggiunse il Castello di Cancello, ben presto si chiamò "San Felice a Cancello", anche per distinguerlo da altri omonimi comuni d'Italia. Nel 1928, sotto il regime fascista, San Felice a Cancello fu aggregato di nuovo al Comune di Arienzo, con la denominazione di "Arienzo San Felice". Solo dopo la fine della seconda guerra mondiale, nel gennaio del 1947, riacquistò il suo nome attuale.
Il passato ha lasciato le sue tracce, con delle testimonianze tangibili, rappresentate da molteplici monumenti presenti su tutto il territorio. I resti storici sono principalmente costituiti da chiese, tra cui quelle di S. Felice Martire, S. Leonardo, Sant'Agnese e S. Giovanni, oltre al castello longobardo di Cancello e l'antichissimo Santuario di San Michele.

Storia - Giornata della memoria 2011: il ricordo dell’Olocausto

Si celebra oggi la Giornata della memoria 2011: le manifestazioni sono iniziate ufficialmente alle ore 11 al Quirinale. Sarà il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano a presiedere la cerimonia del Giorno della Memoria, appuntamento annuale creato tramite la legge 211 del 20 luglio 2000 per ricordare lo “sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazistiâ€. Durante la cerimonia verranno consegnate le Medaglie d’Onore agli italiani deportati nei lager nazisti. Sarà Gianni Letta, sottosegretario di Stato, ad occuparsi della consegna.Durante la cerimonia per la Giornata della memoria 2011, verranno premiati anche gli studenti vincitori del concorso “I giovani ricordano la Shoahâ€, riservato agli studenti che hanno partecipato all’iniziativa “Viaggi della Memoriaâ€. Anche se era recente la notizia di alcune scuole in cui non si parlava dell’Olocausto per non offendere i musulmani: qualcuno che ricorda ancora, a quanto pare, c’è.
Durante le manifestazioni in ricordo dell’Olocausto ci saranno interventi da parte di Renzo Gattegna, presidente dell’Unione Comunita’ Ebraiche Italiane, di Maria Stella Gelmini, ministro dell’Istruzione e testimonianze da parte del prof. Giuseppe Galasso e di alcuni studenti che hanno visitato i campi di sterminio.
Nel pomeriggio sarà la volta di Gianfranco Fini, presidente della Camera (recentemente coinvolto nello scandalo della casa a Montecarlo), che incontrerà il rabbino capo di Roma e il presidente della Comunità ebraica. Alle 20, alcuni testimoni e le famiglie, racconteranno alla Sinagoga di Roma la Shoah.

Altroconsumo - Free videocamera

Foto Valle Suessola 

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Eoliche Cervino

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Valle Suessola 1

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Valle Suessola 2

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Santa Maria a Vico Statua

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Arienzo 1

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